La Storia delle Storie

Pubblicato giorno 6 gennaio 2021 - In home page

PRESEPE_2020

Lo so, credo che tutti abbiano raccontato questa storia. Santi, uomini, forse perfino animali. La Storia. La Storia delle Storie. Ma nessuno ha mai sentito la mia versione…e adesso è giunto il momento, tocca a me.

Era l’anno zero, e il mondo era in fermento: c’erano persone che andavano e venivano da tutto il paese a causa di quel benedetto censimento. L’Impero Romano voleva contare tutte le persone sotto il suo dominio. Mania di grandezza.

Quella sera, mi apprestavo a passare la notte come al solito: il bue si stava rifocillando alla mangiatoia, le due capre si stavano preparando per la notte dopo essere state munte…l’odore del fieno, l’aria fresca del tramonto…Volsi gli occhi al cielo e l’aria limpida e cristallina mi fecero intuire che avrei goduto di un cielo stellato come poche volte si vedono nella vita. D’un tratto, udii delle voci nella casa a fianco, la casa dei fattori, ed ecco, alla luce di una lanterna, giungere il padrone. Accompagnava uno strano terzetto, anzi dovrei dire quasi un quartetto. Un uomo, il suo asino e, a cavallo dello stesso, una donna molto giovane che era al termine della gravidanza…anzi, dalla faccia sofferente, pareva proprio che la gravidanza fosse già finita.

Il marito era agitatissimo, come sempre gli uomini in questi casi e si allontanò nuovamente a cercare aiuto.

“Non temere, cara, la moglie del fattore ha partorito cinque figli, sarai in buone mani, andrà tutto bene”

Nonostante la fatica del travaglio, la ragazza alzò gli occhi e mi sorrise, quasi fosse riuscita a sentire le mie parole…Possibile?

Arrivò la “levatrice” e nel giro di un’ora, le caprette alzarono sorprese il capo dalla mangiatoia al suono meraviglioso di un pianto di neonato.

L’uomo entrò con una faccia estremamente sorpresa.

“Giuseppe, vieni, guarda com’è bello…è un maschietto” Eh si, era veramente un bellissimo bambino e io suggerii alla madre, dopo averlo allattato, di avvolgerlo nelle fasce e di deporlo nella mangiatoia: il fieno, il fiato del bue e del loro asino, lo avrebbero tenuto al caldo.

“Maria, cosa fai? Non è il caso di metterlo così vicino agli animali, non credi?”

“Al contrario Giuseppe, mi sembra una buona idea. Stai tranquillo che tutto andrà bene. Il piccolo Gesù non avrà freddo e qui staremo benissimo.”

Fra donne ci si capisce al volo, pensai. Ed è proprio qui che mi convinsi che quella ragazza era speciale, perché poteva udire le mie parole, ma era così intelligente da non farlo capire agli altri. Giuseppe aiutò Maria a sdraiarsi e si apprestò a passare la notte in veglia appoggiato al suo bastone. Un bravo marito…e un bravo padre.

Ero veramente felice: non solo la serata era iniziata bene, ma, grazie a ciò che stava accadendo, mi sentivo ancora più utile del solito. Il mio sguardò vagò nel profondo del firmamento e una strana stella colse la mia attenzione: una stella con la coda? Che si muoveva poi verso di me…e quelle luci laggiù, ma chi saranno mai?

Un gregge di pecore belando si mise a brucare il prato lì vicino, mentre i pastori con le loro lanterne si avvicinarono a Giuseppe e Maria.

Giuseppe si irrigidì: coloro che accudivano gli animali all’aperto fuori dei villaggi erano in genere dei reietti, degli esiliati, alcuni non erano certo dei tipi raccomandabili…

“Una creatura bellissima ci è apparsa e ci ha annunziato che il figlio di Dio è venuto al mondo in una stalla…ci ha detto di seguire la stella con la coda.”

Anch’io alzai di nuovo gli occhi e vidi quella strana stella sopra di me…

“Siamo venuti a vedere il bambino e a rendere omaggio…purtroppo noi siamo poveri, e possiamo solo offrire questo vello di lana…lo terrà caldo”

Maria sorrise e i cuori dei pastori d’un tratto furono più leggeri…fu per loro quasi istintivo gettarsi in ginocchio quasi ad onorare quella donna e quel bambino. Intonarono un lieve canto sommesso…come una ninna-nanna…i loro volti erano raggianti di felicità.

All’improvviso mise il naso verso la mangiatoia una strana creatura, mai vista prima… mi lasciavano perplessa specialmente quelle strane escrescenze sulla schiena …ma più di tutto, a lasciarmi stupefatta, erano quei tre uomini vestiti in maniera sontuosa che si appressavano lentamente, portando degli oggetti che sembravano incredibilmente preziosi.

Maria chiese:” Perdonatemi, ma posso chiedervi chi siete? E perché siete qui?”

Non riuscii a capire perfettamente la risposta ma trassi la conclusione che quelli erano tre stranieri, ricchi, importanti, venuti da terre lontane…”Abbiamo seguito la stella come nella profezia e siamo venuti a rendere omaggio al Re dei Re” . Maria guardò confusa Giuseppe che le restituì lo sguardo perplesso.

Ricordo che un pensiero mi attraversò la mente:” Accidenti questa stella deve essere proprio importante”.

“Lo sono, cara cugina” risuonò una voce sopra di me” Ma non sono importante quanto te”

“Ma tu mi parli? Ma sei la stella? E perché mi chiami cugina?” chiesi molto sorpresa

“Perché siamo simili: basta cambiare una vocale ed ecco che la Stella di Natale diventa la Stalla di Natale” disse sorridendo la cometa.

“Si, simili solo di nome…ma di fatto tu sei importante e io no. Tu sei bella e brillante nel cielo ammirata da tutti, mentre io puzzo e servo solo a tenere gli animali al riparo. Tu verrai ricordata nei secoli e millenni a venire…”

“E tu pure, mia cara…sei la Stalla che ha accolto Dio. E sarai esempio per tutti gli uomini. Io posso solo indicare la strada, ma sei stata tu che hai fatto spazio a Dio. E per fare spazio a Dio che si fa uomo sulla terra, non occorre essere belli e brillanti nel cielo, ma occorrono umiltà, capacità di stupirsi, voglia di fermarsi ad osservare e disponibilità a servire…ti ammiro e ti onoro, amica mia”. E la luce parve risplendere ancora di più nel firmamento, inondandomi di un calore…quasi umano…la paglia del mio fienile sembrava viva da tanto rifletteva

“…Grazie, le tue parole scaldano ancora di più il mio cuore fatto di mattoni…è proprio vero…dalla Stalla alla Stella basta proprio poco…Buon Natale cugina nel cielo!” le dissi.

“Buon Natale cugina sulla terra!” mi benedisse.

E in mezzo a questo dialogo, un piccolo bimbo avvolto in un vello di pecora si apprestava a cambiare la storia del mondo.

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